Vini Le Palaie: tutte le nostre produzioni

I Vini

La Val d’Era è un territorio ad alta vocazione vinicola, e la tenuta Le Palaie si inserisce nella grande tradizione enologica toscana. Tanta varietà e qualità di uvaggi si traduce in numerosi prodotti di alto livello. Una carrellata di vini tutti da degustare Sono undici i vini per i quali è prevista la degustazione: un’esperienza da non perdere.

Vino Bianco:

il V. 

Vino Rosato: 

Thulite

Metodo Charmat
rosato lungo: 

Brusio D’Era

Passito:

Angelo

Il nome deriva dalle iniziali del fondatore della tenuta Le Palaie, Angelo Nino Caponi (ANC), seguite da un apostrofo e dalla parola ora. È un omaggio al capitano d’industria, un modo per ricordarlo ogni giorno e per valorizzare la sua eredità. La sua presenza e i suoi insegnamenti si fanno tuttora sentire.

Il nome rimanda anche alla grande àncora collocata, per volere del fondatore, all’interno della tenuta, per ricordare la grande epopea dei trasporti via nave dei vini ai quali è legata la storia personale e professionale di Nino Angelo Caponi.

ANC’ORA è un vino frizzante che nasce da un vitigno autoctono, il Procanino. Si presenta di colore giallo paglierino, al naso esprime profumi di tipo agrumato, di frutta matura e secca con sentori di crosta di pane, al palato è cremoso e appagante, con frutto succoso che sul finale diventa secco e sapido.

Lo stesso vino in versione rossa si chiama ANC’OROSO, l’ultimo arrivato. Il suo colore ricorda molto quello del corallo. È presente una leggera velatura dovuta alla presenza di lieviti in sospensione, che vanno a formare una cremosa spuma rossa. All’olfatto emergono frutti rossi selvatici, spezie pungenti, in bocca è succoso e salato. È certamente unico nel suo genere ed è il primo esempio di una rifermentazione naturale di alicante in bottiglia, senza sboccatura.

Le etichette di ANC’ORA e di ANC’OROSO raffigurano l’immagine delle piume di un pavone. Il tappo è a corona, trattandosi di vini non sboccati, con presenza di lievito, ed essendoci all’interno della bottiglia una pressione importante, che supera i 4 bar e mezzo.

Gli uvaggi usati per la produzione del vino “Ladra” sono il Viognier e il Procanico. Il nome deriva dal “furto” di una parte del celebre Viognier, che rappresenta Le Palaie su scala internazionale.

Ladra è vendemmiato a mano, vinificato e affinato in cocciopesto, non filtrato e imbottigliato per caduta.

Sull’etichetta è presente l’immagine di una volpe, uno degli animali presenti nella tenuta.

È uno spumante rosato brut nature prodotto con metodo Charmat lungo, con otto mesi di autoclave che regalano una finezza e un perlage particolari. Si apre con sensazioni floreali, seguite da sentori di frutta e infine di pane tostato. Al palato si presenta complesso perché contrappone alla spiccata acidità un’equilibrata morbidezza.

Il nome Brusio D’Era richiama il mormorio delle bollicine all’interno del bicchiere, simile a quello delle acque del fiume Era che bagna la valle e delinea i confini della tenuta, ma anche il rilassato chiacchiericcio delle persone che parlano tra loro.

Sull’etichetta è raffigurata una Gazza ladra, attratta dal luccichio delle bollicine.

È un vino rosato fermo che deriva dagli uvaggi Sangiovese e Merlot. La vinificazione è in bianco, con pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata e affinamento in vasche di acciaio per 6 mesi con stabilizzazione a freddo.

È l’ideale per un fresco aperitivo.

Il suo nome deriva dalla pietra Thulite (o Tulite), di colore rosa per la presenza di manganese e calcite.

L’immagine rappresentata in etichetta è quella di un riccio.

V.

V. è un vino ottenuto esclusivamente da vitigni Viognier. La vinificazione è a pressatura soffice e diretta delle uve integre. Per illimpidire il mosto si abbatte la temperatura a 4 gradi per 12 ore, con successiva sfrecciatura e inoculo di lieviti selezionati. La fermentazione alcolica avviene lentamente, tenendolo a 18 gradi per circa tre settimane. Per l’affinamento viene tenuto sei mesi su fecce fini in sospensione, per garantire un buon rapporto di mannoproteine.
È intenso, avvolgente e suadente come un bacio.
La lettera V. scelta come nome sta per vino, ossia il prodotto principe dell’azienda, per il quale sono stati ottenuti una serie di riconoscimenti, ma anche per vigneti, che rappresentano il cuore pulsante de Le Palaie, la vita e la vittoria per il raggiungimento di una serie di traguardi.
Sull’etichetta c’è l’immagine di una farfalla, simbolo del volo e dell’eleganza che conquista al primo sguardo, leggera e leggiadra come il V.

Il vino d’ingresso, quello più celebre perché ha conquistato il palato di più persone in Italia e all’estero, è Gatta Ci Cova: un vino rosso, doc Terre di Pisa.

Rosso rubino, fine, molto elegante, sorprende il palato per la sua freschezza e morbidezza, con un sentore di frutta a bacca rossa.

È realizzato con uvaggi Sangiovese e Merlot, con vinificazione tradizionale in rosso, con macerazioni della durata di sette giorni a 24 gradi di temperatura, in piccoli tini in acciaio inox costantemente sottoposti a controlli. L’affinamento avviene in cemento.

Il nome del vino è diretta ispirazione del vecchio adagio “Qui gatta ci cova”. Perché? Perché questo vino nasconde una duplice possibilità. Viene solitamente servito a temperatura ambiente, così come tutti i vini rossi, ma può anche essere servito a qualche grado sotto la temperatura consueta, e quindi ben si presta a fare un passaggio in frigorifero nei mesi primaverili e soprattutto estivi. Il Gatta Ci Cova servito leggermente più fresco regala sensazioni sorprendenti.

Sull’etichetta è rappresentato un gatto, o meglio, una gatta.

Rosso storico dell’azienda, doc Terre di Pisa, Il Sagrestano è un vino delle vigne vecchie di Sangiovese. Sull’etichetta è presente un fagiano, che si sposa molto bene con il nostro vino, impreziosito dalle note speziate dell’Alicante. Viene vinificato con macerazione della durata di 15 giorni, alla temperatura di 28 gradi, in piccoli tini di acciaio inox ed è affinato prima in legno per 12 mesi in tonneau da 500 litri e poi in vasche inox per tre mesi.

Il nome è legato al luogo di nascita del vino, il terreno che il fondatore de Le Palaie, il capitano d’industria Nino Angelo Caponi, comprò in un secondo momento dal sagrestano che aiutava il parroco di Montecchio. Quel fazzoletto di terra inizialmente si chiamava Vigna di Luigi, dal nome del sagrestano.

È il primo Chianti prodotto nella tenuta Le Palaie, dove il Sangiovese abbraccia il Trebbiano, le Malvasie nere e gli acini di Canaiolo, Colorino, Mammolo e Colombana. È il risultato della perfetta miscela tra uva a bacca bianca e uva a bacca rossa.

Si ritiene che la parola Chianti derivi dal latino clangor, rumore. Un sinonimo in latino di clangor è murmur, che vuol dire appunto rumore, termine scelto per tenere a battesimo questo vino perché richiama il grugnito dei cinghiali che raggiungevano i territori del Chianti e scavano alla ricerca delle ghiande.

Il nome del vino, quindi, si rifà alla tradizione del Chianti, al quale questo vino rende omaggio, e richiama anche la sua vinificazione. Il Chianti, infatti, nasce come vino bianco e solo successivamente è diventato un vino rosso. Il disciplinare del Chianti oggi permette l’impiego dell’uva a bacca bianca.

La vinificazione avviene secondo l’antica ricetta del barone Ricasoli, usando almeno il 75% di uve Sangiovese e la parte restante di uve a bacca bianca e rossa. Viene macerato in tini in cemento per 15 giorni e affinato per 12 mesi, sempre in cemento.

Sull’etichetta è rappresentato un cinghiale, animale al quale è associato il nome Murmur.

È il vino top di gamma che nasce dal Sangiovese in purezza (100%). La vinificazione è tradizionale in rosso, con macerazioni della durata di 50 giorni, condotte a 22 gradi in piccoli tini di acciaio inox termocontrollati. L’affinamento avviene prima in botte di roverella toscana e poi in contenitori di cocciopesto, da cui acquista la morbidezza del tannino, conservando le note speziate di cipria, caffè e cacao.

Il nome rimanda a una storia particolare: il vino, nato dal Merlot in purezza, venne presentato al fondatore Nino Angelo Caponi ma non ottenne il suo consenso perché in cantina c’era già il Bulizio. Per questo fu lasciato invecchiare per un anno, con il suo nome scritto su un foglio: Sotterfugio. Dopodiché, venne nuovamente posto all’attenzione del fondatore che lo assaggiò e lo apprezzò molto.

Sull’etichetta di Sotterfugio S. c’è una lepre, perché è un animale che si nasconde ma riesce sempre a sbucare nuovamente in superficie.

Il Bulizio è stato il primo vino prodotto nella tenuta Le Palaie. Nasce da una selezione delle migliori uve di Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot. All’olfatto è esuberante per via dei delicati aromi speziati, al gusto è vellutato e profondo nella tessitura tannica.

La vinificazione è tradizionale con macerazioni di 21 giorni, alla temperatura di 28 gradi, in piccoli tini di acciaio inox. Viene affinato in botte grande di rovere francese per 12 mesi, successivamente per tre mesi e, infine, in bottiglia per 24 mesi.

Il vino è dedicato a uno dei figli del fondatore, scomparso prematuramente. Si chiamava Maurizio, ma per la figlia era Bulizio. Per tutti Maurizio è e sarà sempre Bulizio: un ricordo scolpito nel cuore di tutta la famiglia Caponi.

L’immagine riportata sull’etichetta è quella di un lupo, il re della foresta.

Il vino, dedicato al fondatore de Le Palaie, Nino Angelo Caponi, è un Passito del vitigno Colombana, autoctono di Peccioli, legato storicamente all’Alta Val d’Era. Il suo nome deriva da San Colombano che, secondo i racconti della tradizione, nel ’600 introdusse il vitigno in questa zona.

L’appassimento avviene su graticci, la vinificazione è tradizionale senza alcuna aggiunta di lieviti e l’affinamento è in Caratello di legno da 50 litri, per 12 mesi, e successivamente in bottiglia per 6 mesi. I Caratelli vengono realizzati a mano, utilizzando legni di alberi da frutto.

Sull’etichetta è rappresentata un’ape.

Il nome deriva dalle iniziali del fondatore della tenuta Le Palaie, Angelo Nino Caponi (ANC), seguite da un apostrofo e dalla parola ora. È un omaggio al capitano d’industria, un modo per ricordarlo ogni giorno e per valorizzare la sua eredità. La sua presenza e i suoi insegnamenti si fanno tuttora sentire.

Il nome rimanda anche alla grande àncora collocata, per volere del fondatore, all’interno della tenuta, per ricordare la grande epopea dei trasporti via nave dei vini ai quali è legata la storia personale e professionale di Nino Angelo Caponi.

ANC’ORA è un vino frizzante che nasce da un vitigno autoctono, il Procanino. Si presenta di colore giallo paglierino, al naso esprime profumi di tipo agrumato, di frutta matura e secca con sentori di crosta di pane, al palato è cremoso e appagante, con frutto succoso che sul finale diventa secco e sapido.

Lo stesso vino in versione rossa si chiama ANC’OROSO, l’ultimo arrivato. Il suo colore ricorda molto quello del corallo. È presente una leggera velatura dovuta alla presenza di lieviti in sospensione, che vanno a formare una cremosa spuma rossa. All’olfatto emergono frutti rossi selvatici, spezie pungenti, in bocca è succoso e salato. È certamente unico nel suo genere ed è il primo esempio di una rifermentazione naturale di alicante in bottiglia, senza sboccatura.

Le etichette di ANC’ORA e di ANC’OROSO raffigurano l’immagine delle piume di un pavone. Il tappo è a corona, trattandosi di vini non sboccati, con presenza di lievito, ed essendoci all’interno della bottiglia una pressione importante, che supera i 4 bar e mezzo.

Gli uvaggi usati per la produzione del vino “Ladra” sono il Viognier e il Procanico. Il nome deriva dal “furto” di una parte del celebre Viognier, che rappresenta Le Palaie su scala internazionale.

Ladra è vendemmiato a mano, vinificato e affinato in cocciopesto, non filtrato e imbottigliato per caduta.

Sull’etichetta è presente l’immagine di una volpe, uno degli animali presenti nella tenuta.

È uno spumante rosato brut nature prodotto con metodo Charmat lungo, con otto mesi di autoclave che regalano una finezza e un perlage particolari. Si apre con sensazioni floreali, seguite da sentori di frutta e infine di pane tostato. Al palato si presenta complesso perché contrappone alla spiccata acidità un’equilibrata morbidezza.

Il nome Brusio D’Era richiama il mormorio delle bollicine all’interno del bicchiere, simile a quello delle acque del fiume Era che bagna la valle e delinea i confini della tenuta, ma anche il rilassato chiacchiericcio delle persone che parlano tra loro.

Sull’etichetta è raffigurata una Gazza ladra, attratta dal luccichio delle bollicine.

È un vino rosato fermo che deriva dagli uvaggi Sangiovese e Merlot. La vinificazione è in bianco, con pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata e affinamento in vasche di acciaio per 6 mesi con stabilizzazione a freddo.

È l’ideale per un fresco aperitivo.

Il suo nome deriva dalla pietra Thulite (o Tulite), di colore rosa per la presenza di manganese e calcite.

L’immagine rappresentata in etichetta è quella di un riccio.

V.

V. è un vino ottenuto esclusivamente da vitigni Viognier. La vinificazione è a pressatura soffice e diretta delle uve integre. Per illimpidire il mosto si abbatte la temperatura a 4 gradi per 12 ore, con successiva sfrecciatura e inoculo di lieviti selezionati. La fermentazione alcolica avviene lentamente, tenendolo a 18 gradi per circa tre settimane. Per l’affinamento viene tenuto sei mesi su fecce fini in sospensione, per garantire un buon rapporto di mannoproteine.
È intenso, avvolgente e suadente come un bacio.
La lettera V. scelta come nome sta per vino, ossia il prodotto principe dell’azienda, per il quale sono stati ottenuti una serie di riconoscimenti, ma anche per vigneti, che rappresentano il cuore pulsante de Le Palaie, la vita e la vittoria per il raggiungimento di una serie di traguardi.
Sull’etichetta c’è l’immagine di una farfalla, simbolo del volo e dell’eleganza che conquista al primo sguardo, leggera e leggiadra come il V.

Il vino d’ingresso, quello più celebre perché ha conquistato il palato di più persone in Italia e all’estero, è Gatta Ci Cova: un vino rosso, doc Terre di Pisa.

Rosso rubino, fine, molto elegante, sorprende il palato per la sua freschezza e morbidezza, con un sentore di frutta a bacca rossa.

È realizzato con uvaggi Sangiovese e Merlot, con vinificazione tradizionale in rosso, con macerazioni della durata di sette giorni a 24 gradi di temperatura, in piccoli tini in acciaio inox costantemente sottoposti a controlli. L’affinamento avviene in cemento.

Il nome del vino è diretta ispirazione del vecchio adagio “Qui gatta ci cova”. Perché? Perché questo vino nasconde una duplice possibilità. Viene solitamente servito a temperatura ambiente, così come tutti i vini rossi, ma può anche essere servito a qualche grado sotto la temperatura consueta, e quindi ben si presta a fare un passaggio in frigorifero nei mesi primaverili e soprattutto estivi. Il Gatta Ci Cova servito leggermente più fresco regala sensazioni sorprendenti.

Sull’etichetta è rappresentato un gatto, o meglio, una gatta.

Rosso storico dell’azienda, doc Terre di Pisa, Il Sagrestano è un vino delle vigne vecchie di Sangiovese. Sull’etichetta è presente un fagiano, che si sposa molto bene con il nostro vino, impreziosito dalle note speziate dell’Alicante. Viene vinificato con macerazione della durata di 15 giorni, alla temperatura di 28 gradi, in piccoli tini di acciaio inox ed è affinato prima in legno per 12 mesi in tonneau da 500 litri e poi in vasche inox per tre mesi.

Il nome è legato al luogo di nascita del vino, il terreno che il fondatore de Le Palaie, il capitano d’industria Nino Angelo Caponi, comprò in un secondo momento dal sagrestano che aiutava il parroco di Montecchio. Quel fazzoletto di terra inizialmente si chiamava Vigna di Luigi, dal nome del sagrestano.

È il primo Chianti prodotto nella tenuta Le Palaie, dove il Sangiovese abbraccia il Trebbiano, le Malvasie nere e gli acini di Canaiolo, Colorino, Mammolo e Colombana. È il risultato della perfetta miscela tra uva a bacca bianca e uva a bacca rossa.

Si ritiene che la parola Chianti derivi dal latino clangor, rumore. Un sinonimo in latino di clangor è murmur, che vuol dire appunto rumore, termine scelto per tenere a battesimo questo vino perché richiama il grugnito dei cinghiali che raggiungevano i territori del Chianti e scavano alla ricerca delle ghiande.

Il nome del vino, quindi, si rifà alla tradizione del Chianti, al quale questo vino rende omaggio, e richiama anche la sua vinificazione. Il Chianti, infatti, nasce come vino bianco e solo successivamente è diventato un vino rosso. Il disciplinare del Chianti oggi permette l’impiego dell’uva a bacca bianca.

La vinificazione avviene secondo l’antica ricetta del barone Ricasoli, usando almeno il 75% di uve Sangiovese e la parte restante di uve a bacca bianca e rossa. Viene macerato in tini in cemento per 15 giorni e affinato per 12 mesi, sempre in cemento.

Sull’etichetta è rappresentato un cinghiale, animale al quale è associato il nome Murmur.

È il vino top di gamma che nasce dal Sangiovese in purezza (100%). La vinificazione è tradizionale in rosso, con macerazioni della durata di 50 giorni, condotte a 22 gradi in piccoli tini di acciaio inox termocontrollati. L’affinamento avviene prima in botte di roverella toscana e poi in contenitori di cocciopesto, da cui acquista la morbidezza del tannino, conservando le note speziate di cipria, caffè e cacao.

Il nome rimanda a una storia particolare: il vino, nato dal Merlot in purezza, venne presentato al fondatore Nino Angelo Caponi ma non ottenne il suo consenso perché in cantina c’era già il Bulizio. Per questo fu lasciato invecchiare per un anno, con il suo nome scritto su un foglio: Sotterfugio. Dopodiché, venne nuovamente posto all’attenzione del fondatore che lo assaggiò e lo apprezzò molto.

Sull’etichetta di Sotterfugio S. c’è una lepre, perché è un animale che si nasconde ma riesce sempre a sbucare nuovamente in superficie.

Il Bulizio è stato il primo vino prodotto nella tenuta Le Palaie. Nasce da una selezione delle migliori uve di Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot. All’olfatto è esuberante per via dei delicati aromi speziati, al gusto è vellutato e profondo nella tessitura tannica.

La vinificazione è tradizionale con macerazioni di 21 giorni, alla temperatura di 28 gradi, in piccoli tini di acciaio inox. Viene affinato in botte grande di rovere francese per 12 mesi, successivamente per tre mesi e, infine, in bottiglia per 24 mesi.

Il vino è dedicato a uno dei figli del fondatore, scomparso prematuramente. Si chiamava Maurizio, ma per la figlia era Bulizio. Per tutti Maurizio è e sarà sempre Bulizio: un ricordo scolpito nel cuore di tutta la famiglia Caponi.

L’immagine riportata sull’etichetta è quella di un lupo, il re della foresta.

Il vino, dedicato al fondatore de Le Palaie, Nino Angelo Caponi, è un Passito del vitigno Colombana, autoctono di Peccioli, legato storicamente all’Alta Val d’Era. Il suo nome deriva da San Colombano che, secondo i racconti della tradizione, nel ’600 introdusse il vitigno in questa zona.

L’appassimento avviene su graticci, la vinificazione è tradizionale senza alcuna aggiunta di lieviti e l’affinamento è in Caratello di legno da 50 litri, per 12 mesi, e successivamente in bottiglia per 6 mesi. I Caratelli vengono realizzati a mano, utilizzando legni di alberi da frutto.

Sull’etichetta è rappresentata un’ape.

Vini naturali
Nella tenuta Le Palaie viene prodotta una linea di vini naturali composta da due metodi Ancestrali e un Orange: ANC’Ora, ANC’Oroso e Ladra.

L’etichetta
Su ogni bottiglia di vino è apposta la firma di Le Palaie, affidata all’immagine stilizzata di un albero di olivo, il cui sfondo e contorno cambiano in base alla capsula che caratterizza il singolo vino. Su ogni etichetta, inoltre, è raffigurato un animale presente in vigna.